domenica, 24 febbraio 2008

Senz'arti, proseguire
cartoni a sud bianco.
Se esistere è macchiarsi
o ferirti stanotte.

postato da: simoporporesimo alle ore 01:35 | link | commenti (1)
categorie: reale senza pietà
sabato, 23 febbraio 2008

Un giorno o l'altro
 

Massimo Acciai - Paolo Filippi
[ascolta]


Fu così che me ne accorsi
Quando ormai pareva già tardi
Se c'è una via d'uscita per me
Non ci speravo…
Ma perché non basta amare?
A volte bisogna far gli equilibristi
"Io non vorrei ferire nessuno,
soprattutto te."

Di chi è questo cielo di stoffa?
Senza te io non lo guardo più!
Ma perché cerco scuse banali?
Forse che sto baciando un'idea.

Pensi che non ti capisca?
Non vorrei mai bugie consolanti
La verità come una pioggia
scende su me.

postato da: massimoacciai alle ore 18:26 | link | commenti (3)
categorie:
venerdì, 22 febbraio 2008

Stuprare le risa dai banchi,
per il sesso che il destino
chiazza di selci, breccia.
Ove contrarti,
spreme di cera
recisa.
postato da: simoporporesimo alle ore 14:51 | link | commenti (2)
categorie: abbraccio tra i fantasmi di sé
sabato, 16 febbraio 2008

Indossavi la guaina del non esistere sopra sciolte e nude
radici. La mia sentenza che rubavi alla schiera, dei notturni sul vespro.
Perché di liquido restasse, ogni iuta di senso, sul gramo snc.
postato da: simoporporesimo alle ore 17:32 | link | commenti (1)
categorie: pensieri
martedì, 12 febbraio 2008

Culture Umane

Tutte le culture umane possono essere decodificate come ingegnosi congegni che rendono la vita vivibile, nonostante la consapevolezza della morte.

da Paura Liquida di Zygmunt Bauman, Laterza 2008, pag. 41

Titanic 2

"Il protagonista della storia del Titanic (sebbene rimanga in silenzio) è, come sappiamo, l'iceberg. Ma non è l'iceberg, in agguato "là fuori", l'orrore che distingue questa vicenda da tante altre storie di orrori/disastri. Tale orrore consiste piuttosto nel caos verificatosi "qua dentro", nel ventre del lussuoso transatlantico: la mancanza, ad esempio, di un qualsiasi piano ragionevole e realistico per evacuare e salvare i passeggeri in caso di affondamento della nave, o la penuria di scialuppe e salvagenti- cose rispetto alle quali l'iceberg che vagava "là fuori" nel buio della notte subartica, agì semplicemente da catalizzatore e da cartina al tornasole al tempo stesso. Quel "qualcosa" ce "se ne sta sempre sotto la superficie" ad attenderci finché si parerà davanti improvvisamente quando ci getteremo nelle gelide acque dell'oceano. Qualcosa che è tanto più spaventoso in quanto per la maggior parte del tempo (forse per sempre) rimane nascosto, per assalire di sorpresa le vittime nel momento in cui striscia fuori dalla sua tana, cogliendole sempre impreparate e incapaci di reagire.
Nascosto? Sì, ma seperato soltanto da un sottile diaframma. La civiltà è vulnerabile: basta un solo colpo per spedirla all'inferno. [...] [Infatti] dipendiamo sempre più, nella nostra vita, da complessi sistemi remoti; interruzioni e disattivazioni anche minime di tali sistemi possono avere enormi effetti a cascata sulla vita sociale, economica e ambientale, soprattutto nelle città [...]"

da Paura Liquida di Zygmunt Bauman, Laterza 2008, pagg. 23-24 (cfr. La Nave di Gaber-Luporini: vers.1 (1973), vers.2 (1973), vers.3 (1991), metafora anch'essa, seppur di diverso tenore, tra una "nave" e la "nostra vita organizzata")

postato da: nessunarazza alle ore 13:48 | link | commenti (1)
categorie: paura, società, zygmunt bauman, società-liquida
lunedì, 11 febbraio 2008

Società-Titanic

"Titanic siamo noi, la nostra società trionfalistica, autocelebrativa, cieca, ipocrita, spietata verso i poveri: una società in cui tutto viene previsto tranne i mezzi per prevedere [...]. Tutti [...] intuiamo che c'è un iceberg ad attenderci, nascosto da qualche parte tra le brume del futuro nebuloso, e che ci andremo a sbattere contro per poi sprofondare al suono della musica [...]"

Jacques Attali, Le "Titanic", le mondial et nous, in "le Monde", 3 luglio 1998, trad. Marco Cupellaro

domenica, 10 febbraio 2008

E potrei anche volerti
disciolto
dall'inchiostro di quel manubrio,
dalle redini della spalliera.
potrei anche decidere che abbiano senso
lastre di violento colore
oltre misura
oltre il senso di averti,
contro la pelvi ossimorica del tramonto in febbraio.
E potresti anche decidere di dipendere dal mio sì.
Di non guradare più oltre,
a quei contorni.

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