Culture Umane
Tutte le culture umane possono essere decodificate come ingegnosi congegni che rendono la vita vivibile, nonostante la consapevolezza della morte.
da Paura Liquida di Zygmunt Bauman, Laterza 2008, pag. 41
Titanic 2
"Il protagonista della storia del Titanic (sebbene rimanga in silenzio) è, come sappiamo, l'iceberg. Ma non è l'iceberg, in agguato "là fuori", l'orrore che distingue questa vicenda da tante altre storie di orrori/disastri. Tale orrore consiste piuttosto nel caos verificatosi "qua dentro", nel ventre del lussuoso transatlantico: la mancanza, ad esempio, di un qualsiasi piano ragionevole e realistico per evacuare e salvare i passeggeri in caso di affondamento della nave, o la penuria di scialuppe e salvagenti- cose rispetto alle quali l'iceberg che vagava "là fuori" nel buio della notte subartica, agì semplicemente da catalizzatore e da cartina al tornasole al tempo stesso. Quel "qualcosa" ce "se ne sta sempre sotto la superficie" ad attenderci finché si parerà davanti improvvisamente quando ci getteremo nelle gelide acque dell'oceano. Qualcosa che è tanto più spaventoso in quanto per la maggior parte del tempo (forse per sempre) rimane nascosto, per assalire di sorpresa le vittime nel momento in cui striscia fuori dalla sua tana, cogliendole sempre impreparate e incapaci di reagire.
Nascosto? Sì, ma seperato soltanto da un sottile diaframma. La civiltà è vulnerabile: basta un solo colpo per spedirla all'inferno. [...] [Infatti] dipendiamo sempre più, nella nostra vita, da complessi sistemi remoti; interruzioni e disattivazioni anche minime di tali sistemi possono avere enormi effetti a cascata sulla vita sociale, economica e ambientale, soprattutto nelle città [...]"
da Paura Liquida di Zygmunt Bauman, Laterza 2008, pagg. 23-24 (cfr. La Nave di Gaber-Luporini: vers.1 (1973), vers.2 (1973), vers.3 (1991), metafora anch'essa, seppur di diverso tenore, tra una "nave" e la "nostra vita organizzata")
Società-Titanic
"Titanic siamo noi, la nostra società trionfalistica, autocelebrativa, cieca, ipocrita, spietata verso i poveri: una società in cui tutto viene previsto tranne i mezzi per prevedere [...]. Tutti [...] intuiamo che c'è un iceberg ad attenderci, nascosto da qualche parte tra le brume del futuro nebuloso, e che ci andremo a sbattere contro per poi sprofondare al suono della musica [...]"
Jacques Attali, Le "Titanic", le mondial et nous, in "le Monde", 3 luglio 1998, trad. Marco Cupellaro