La capsula (seconda parte)
Quello che avvenne negli attimi immediatamente successivi fu un ricordo confuso, in cui predominava una frenesia ed un odore penetrante di sangue, sudore e polvere da sparo. La mente decise che era troppo per lei e lasciò tutto in mano all’istinto e al corpo. Vidar si rotolò lontano dal cadavere, si rialzò con sorprendente agilità – grazie al molto tempo libero dedicato allo sport – e si mise a correre.
Intorno a lui forme indistinte e caotiche correvano in tutte le direzioni. Spari. Urla. Ordini. Nel giro di un attimo si era scatenata una vera e propria battaglia. Un gruppo di uomini, sicuramente soldati, era piombato sul villaggio ed aveva iniziato un massacro. Lui si trovava esattamente al centro, pur essendone del tutto estraneo. Ma le pallottole che volavano da tutte le parti non sembravano voler fare questo tipo di distinzioni.
Corse, corse a perdifiato, stupendosi di quanto lontano potevano portarlo i muscoli delle gambe, fino a quel momento messe alla prova solo su piste da sci e in jogging mattutini nel parco di Sogndal. Lo sguardo diritto in avanti, alla ricerca disperata di un riparo. Nessuno pareva badare a lui in particolare, ma la sensazione di pericolo mortale era addosso in ogni attimo. Tutto si stava svolgendo nel giro di uno o due minuti al massimo, ma il tempo si era dilatato in modo impressionante. Vedeva uomini e donne cadere per terra, schizzi di sangue e bombe che facevano saltare capanne e bidoni di carburante, proprio come in un film d’azione. Il rumore era assordante.
Continuò a correre, con l’impressione di aver evitato almeno un paio di volte una pallottola per pochi millimetri. Cominciò a rallentare. Il cuore batteva all’impazzata. Si trovava finalmente abbastanza lontano dalla battaglia da potersi fermare un po’ a riflettere e guardarsi intorno. I rumori giungevano lontani. Si trovava nella giungla.
Pensò che la sua situazione non era poi migliorata di molto.
(continua)